Indagine nei pozzi della cosiddetta “Peschiera di Federico II”

Acqua. Tutto qui ci rimanda all’acqua! Siamo a Minervino in contrada pozzelle, antiche strutture scavate nella roccia e rese impermeabili al fine di conservare l’acqua per far fronte a periodi con scarse precipitazioni, a pochi metri dall’inizio di un lungo e tortuoso canale di drenaggio delle acque che giunge fino a Porto Badisco, per ispezionare i pozzi della cosiddetta Peschiera di Federico II.

Pozzo centrale peschiera Federico II

Al momento non sussistono documenti che ne attestano le funzioni d’uso, i committenti, nè tantomeno il periodo di realizzazione. Alcuni hanno ipotizzato una possibile connessione con lo stupor mundi in base a dei confronti con strutture simili di certa attribuzione. L’enorme area quadrangolare cavata nelle calcarenite, a corredo della struttura, potrebbe essere stata utilizzata come vasca per l’allevamento di pesci per il consumo umano, come conceria o più semplicemente per la macerazione delle fibre vegetali. Solo congetture al momento, poche certezze. Il fabbisogno d’acqua richiesto da queste attività doveva essere notevole. La maggiorparte del necessario veniva opportunamente deviata da sorgenti in superficie fino a raggiungere la vasca mediante canalizzazioni in parte ancora presenti. La presenza di ben tre pozzi, uno al centro dell’area cavata e due a ridosso del perimetro della stessa, farebbero pensare ad eventuali fonti di rabbocco in caso di necessità.

Pozzo sul perimetro della vasca. Visto dal basso

All’apparenza poco profondi, i pozzi della peschiera non sembrano avere capacità tali da poter riempire l’invaso artificiale. Quello al centro della vasca, inoltre, farebbe supporre più ad unpo scolo di assorbimento da troppo pieno piuttosto che ad una struttura sfruttabile per l’emungimento. Richieste le autorizzazione del caso ci siamo calati in due di questi pozzi per cercare di capirne di più.

Ispesione del pozzo al centro della grande vasca

Abbiamo iniziato da quello al centro della grande area quadrangolare. 10 metri circa di profondità per giungere al fondo pieno di terra e detriti, poca spazzatura, ma senza alcun indizio che possa tradire l’intercettazione di una falda.

Fondo del pozzo al centro della grande vasca.

Con uno dei due laterali abbiamo avuto invece più fortuna. 15 metri circa, scanditi da due file di pedarole su due pareti contrapposte prima di giungere ad un ambiente poco ampio sul fondo, invaso da materiale di risulta, la cui prosecuzione è interrotta da un crollo. Anche qui niente acqua ma emerge un sospetto: questi pozzi potrebbero essere stati realizzati per approfondire uno scavo ipogeo, tipo per la realizzazione di frantoi o ambienti destinati ad altri usi. Un’ipotesi che trova alcune conferme nelle parole di Santina, memoria storica del paese che vive in una masseria poco distante che porta il suo nome. Santina ne ha viste e vissute tante, e tra i suoi ricordi si fa strada una bambina che giocava con i suoi coetanei nei frantoi vicini, i cui ambienti erano interrotti da pozzi, anch’essi corredatai da pedarole, che giungevano fino in superficie.

Ispezione del pozzo sul perimetro della vasca, visto dall’alto
Ambiente in fondo al pozzo
Ambiente in fondo al pozzo

Non è stato necessario ispezionare anche il terzo pozzo (sempre a ridosso del perimetro della grande vasca) dato che risulta a valle di un filtro per l’acqua all’estremità di una canalizzazione artificiale. Molto probabilmente veniva utilizzato come semplice cisterna

Non ci resta che continuare l’indagine. #staytuned!

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