La grotta del Crocefisso ( Ruffano)

Situata in contrada Manfio a 163 m. sul l. d.m. ,nel feudo di Ruffano da cui dista sei Km, adibita al culto come cripta del Crocefisso o di Santa Costantina, la chiesa rupestre appartiene per tradizioni storico- culturali e antropologiche anche alle limitrofe Casarano e a Taurisano : due località fortemente legate al sito del Crocefisso. Nell’ inventario delle cripte eremitiche pugliesi pubblicato nel 1939 da Alba Medea, viene ancora riportata come attinente al territorio di Casarano, città vicina 2 km a sud-est in linea d’aria, La studiosa, in occasione del suo sopralluogo, aveva segnalato anche le grotte vicine, oggi tutte censite nel Catasto regionale ( 2006) e documentate on line, sul web. Nel contesto del territorio taurisanese, distante cinque Km., si sono tramandate poi leggende popolari relative al rito religioso della ricorrenza della festa del 3 maggio, nonché sui possibili camminamenti e intricati cunicoli ipogei che partirebbero dalla chiesa-cripta fino alla grotta di Santa Lucia.

“Navata” principale della Grotta del Crocefisso

Tutt’oggi officiata come santuario, sulla medioevale via dei pellegrini della perdonanza che giungeva fino a S.Maria di Leuca, già grancia dell’antica chiesa di rito greco di S.Foca ( Ruffano), in un raccordo viario tra le masserie del luogo (Manfio, Scippi,Mulino e Caroppi), ha sempre richiamato l’attenzione di archeologi, speleologi, e storici dell’arte. Tra quest’ultimi , Adriano Prandi, che la definì una grandiosa cavità, pur essendo-al momento della sua visita negli anni settanta, ancora murato l’accesso al cunicolo più lungo ( 28 metri), i cui scavi pavimentali avevano probabilmente la funzione di “granili” per deposito di derrate. L’antro naturale di forma vagamente rettangolare con gradino-sedili, si dirama infatti biforcandosi in due corridoi, a circa 19 m. dall’ingresso , dove è stato costruito un avancorpo in muratura ( 1944) addossato alla grotta naturale. Al suo interno due sono gli altari: quello centrale di età moderna, e l’altro più antico, orientato a est, in fondo alla cavità, sulla quale si staglia sporgente, l’effigie del Cristo, dipinto con grande efficacia suggestiva, in corrispondenza “ stalagmitica“ ultima dell’invaso .

Affresco della trinità

In questa parte dell’ipogeo , erano campiti gli affreschi di stile bizantino, datati al XIV sec., ma oggi non più leggibili. Nelle vicinanze dell’ originario bema si sono invece conservati i lacunosi frammenti di un’iscrizione in latino , nella quale risulta evidente la data: die 1520.

Iscrizione latina

Si tratta della usuale formula di un’epigrafe che testimonia la presenza di un gruppo di visitatori, tra i quali uno di Ruffano- ci dice Marco Piccinni- citando quanto riferito dal prof. Tedeschi dell’ Univ. di Chieti, sulla base delle foto inviategli: (Rufano .. et una all’ultimo rigo …Iacobo…derico fuerunt: de Rufano .. et una all’ultimo rigo …Iacobo…derico fuerunt ) . Sempre ai secoli rinascimentali della latinizzazione (XVI-XVII) appartengono gli affreschi del periodo dei monaci olivetani di Galatina che decorano le pareti della grotta. Di essi, alcuni sono corredati dalla datazione o dalla formula che evidenziava il nome del frescante esecutore dell’opera: “ Hoc opus fecit”.

L’effigie di S.Costantina , agio-toponimo con il quale è conosciuto la cripta e il territorio circostante, riporta la data 1567; S.Antonio abate, opera di Antoniu Fuosu, quella del 1616. L’iconografia della Trinità appartenente pure al 1615, è affrescata sul pilastro d’entrata, dietro il quale si erge la scala che pota ai ruderi del cenobio sovrastante, un’abazia benedettina. Si ritrova la stessa data sotto l’immagine di Sant’Eligio ,eseguita da Tarquinius Caesaranus .

Galleria parallela al ramo dell’altare, ricca di fossili di rudiste

Effetti decisamente sorprendenti riservano infine il soffitto e le superfici rocciose che fanno tutt’uno, “saldandosi mediante un plastico raccordo , anziché articolarsi secondo una nitida cesura architettonica”, (Arnaldo Venditti), in un ipogeo adibito al culto, comunque “fedele al messaggio degli invasi primordiali e incolti “( Bruno Zevi). Proprio al contesto primitivo si fanno risalire gli schematici graffiti a forma di scudo, paragonati a quelli della grotta Romanelli ( Castro), oltre ai quali si possono distinguere anche numerose a figure umane filiformi. Insieme ai graffiti rupestri, gli strumenti di industria litica ( selci del Paleolitico e del Neolitico), e i fossili di fauna pleistocenica ( equus caballus,bos canis lupus,cervus,hiaena,ecc) rinvenuti nel pianoro antistante , ne fanno certamente un luogo delle più lontane origini.

Antonio Lupo

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